Convivenza, matrimonio e tutele: pensarci per tempo è un atto d’amore

Ci sono scelte che rimandiamo. Non per disinteresse, ma per pudore, paura o perché crediamo che “non sia ancora il momento”.
Eppure, quando la vita diventa fragile — per malattia, età, emergenze improvvise — alcune decisioni che sembravano lontane diventano urgenti, e profondamente umane.

Una di queste riguarda la possibilità di proteggere chi amiamo, anche dopo la nostra morte.
E allora vale la pena farsi qualche domanda, per tempo: Cosa succede al mio compagno o alla mia compagna se mi accade qualcosa? Come posso tutelarlo/a, anche quando non ci sarò più?

Convivenza: affetto sì, ma diritti limitati

La convivenza, in Italia, può essere:

  • di fatto, non formalizzata;
  • oppure formalizzata, cioè registrata ufficialmente all’anagrafe del Comune.

Chi convive senza registrazione non ha diritti specifici in caso di decesso del partner.
Chi convive con registrazione ha qualche tutela in più: ad esempio, può continuare ad abitare nella casa di proprietà del partner per un massimo di 5 anni (in base al tempo vissuto insieme).
In nessun caso il convivente ha diritto automatico all’eredità: può essere indicato nel testamento, ma solo per la cosiddetta quota disponibile, senza ledere i diritti degli eredi legittimi.
Il convivente non ha diritto né alla pensione di reversibilità, né alla pensione indiretta, che viene data a chi ha versato almeno 15 anni di contributi.
Se ci sono figli minorenni, tutti i beni vengono bloccati e assegnati ad un tutore nominato dal Tribunale, che li gestisce fino al raggiungimento della maggiore età dei figli.

Le principali differenze tra matrimonio e convivenza, rispetto alle tutele garantite da uno o dall’altra, sono spiegate in questo video.

Matrimonio: più tutele per chi resta

Il matrimonio, invece, garantisce una serie di tutele importanti per chi sopravvive:

  • Diritto all’eredità, grazie alla quota legittima, e alla possibilità di lasciare anche la quota disponibile.
  • Diritto permanente a vivere nella casa familiare, anche se era intestata solo al partner.
  • Pensione di reversibilità, cioè il proseguimento della pensione del coniuge defunto.
  • Benefici fiscali: l’erede coniuge non paga nulla fino a un milione di euro, e solo il 4% oltre quella cifra. Un convivente, invece, paga sempre l’8% sull’intero valore.

È possibile sposarsi anche in pericolo di vita

Non tutti lo sanno, ma è possibile sposarsi anche quando si è in imminente pericolo di vita. La legge italiana lo consente, con una procedura d’urgenza semplificata, purché si sia in grado di intendere e volere. È un’opzione da considerare con attenzione, soprattutto quando si vuole garantire a chi si ama la possibilità di essere riconosciuto legalmente anche nel momento del commiato

Prendersi cura è anche questo: decidere per tempo

Scegliere se registrare una convivenza, fare testamento o contrarre matrimonio non è solo una questione legale, ma un gesto di cura e consapevolezza, che può evitare solitudine, ingiustizie o ostacoli inutili a chi resta. 

Ma è fondamentale pensarci per tempo, parlarne senza pregiudizi e paure, compiere scelte consapevoli, per attivare il massimo delle tutele previste dalla legge.  

Perché l’amore non finisce con la vita. E proteggerlo è uno dei modi più belli per onorarlo.

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